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Rubrica: Storia

I Minoici
di Rodney Castleden

Ecig

Pag. 314 - Dimensioni: 14 X 21

€ 19,00

 

Mille e duecento anni prima dell'età di Pericle, un'evoluta civiltà dipingeva sulle pareti di Cnosso corpi armonici e bellissimi di giovani donne e uomini, ornando la scena di fregi floreali, uccelli ed altri icastici animali. Commosso, lo "scopritore" - sir Arthur Evans, agli albori del '900 -parlò di un popolo altrettanto leggiadro, amante della pace e delle arti figurative, rispettoso degli dèi e dei vicini, dando così all'Europa travagliata dalle guerre un nuovo nostalgico ideale di serenità e armonia perdute, giunto in tempo a rimpiazzare l'ormai "troppo" sviscerato mondo della Grecia classica. Certo, l'entusiasmo fu grande; più grande ancora il prudente silenzio degli archeologi che continuarono le loro ricerche sul campo: una civiltà durata una ventina di secoli, poteva starsene, "pacifica" e pervasa di un tranquillo estetismo, in mezzo all'Egeo del neolitico e dell'età del bronzo? Perché mai la leggenda parla di sacrifici umani, nel Labirinto e Ulisse saluta la regina dei Feaci prima del re? Rodney Castleden ripropone queste domande alla luce delle più recenti scoperte archeologiche, facendo strame di rappresentazioni incongrue e precipitose asserzioni, sciupando forse la "favola bella", ma solo per restituire al Labirinto l'onirica angoscia dell'oppio, e alla civiltà "minoica" il terribile e meraviglioso ordito dell'animo umano.

Prefazione / Introduzione
Nel breve tempo intercorso dalla vera e propria riscoperta della civiltà minoica compiuta da Sir Arthur Evans all'inizio del novecento, i Cretesi dell'età del bronzo sono divenuti figure familiari dello scenario dell'Europa preistorica elaborato dalla nostra immaginazione. Abbiamo accettato tutta una serie di tratti culturali definiti che costituiscono la "personalità minoica". I Minoici erano eleganti e aggraziati, e traevano un innocente diletto dall'esibizione della propria bellezza fisica; erano agili e atletici, e amavano il pugilato, la lotta e la taurocatapsia; erano esteti dalla profonda raffinatezza, che amavano circondarsi di architetture elaborate e di oggetti bellissimi; erano amanti della natura e commissionavano affreschi con paesaggi ricchi di fiori, uccelli e farfalle; erano anche una nazione potente, le cui flotte controllavano i mari intorno a Creta, in modo da ridurre al minimo il pericolo di un attacco da parte di eventuali invasori; erano amanti della pace e gli abitanti di ciascuna città-stato vivevano in armonia con i loro vicini; erano governati dal grande e potente re di Cnosso chiamato Minosse.
Ma fino a che punto questa visione così largamente accettata dei Minoici è sostenuta dalle ricerche successive compiute a Creta da altri archeologi? Con l'approssimarsi del centenario dello storico scavo di Evans del 1900, è opportuno analizzare le testimonianze, alla luce delle quali forse dovremo rivedere l'immagine che ci siamo fatti dei Minoici.
Fino a un centinaio di anni fa, era consuetudine far risalire l'inizio della storia del mondo egeo alla prima Olimpiade del 776 a.C. Sebbene si riconoscesse che in precedenza la regione era abitata, tutti gli eventi del periodo anteriore venivano considerati persi senza possibilità di recupero, e qualunque riferimento a riguardo era trattato come pura leggenda. Gli eroi e le eroine del folclore e della mitologia greca non erano presi in considerazione dagli studiosi, che li ritenevano privi di fondamento storico al pari degli dèi e delle dee. Alla luce delle scoperte di Schliemann ed Evans a Troia, Micene, Tirinto e Cnosso, gli storici furono propensi a spostarsi su posizioni diametralmente opposte. Se Troia, Micene e Cnosso erano esistite, dovevano essere esistiti anche Priamo, Agamennone e Minosse. Bury, ad esempio, considerava Perseo, Minosse, Giasone, Teseo e persino Eracle come persone realmente esistite, citando a sostegno della propria tesi il fatto che i Greci stessi credevano nella loro realtà storica e che (in Omero, per esempio) venivano loro attribuite biografie e genealogie coerenti. Ma questa posizione estrema è irta di complicazioni. I Greci non credevano solo in Teseo e Giasone, ma anche in Prometeo, il creatore dell'umanità, che secondo loro sarebbe vissuto intorno al 1600 a.C. Poiché sappiamo che i Minoici costruirono il secondo tempio a Cnosso circa cento anni prima di quella data, e sappiamo anche che la civiltà minoica si era sviluppata nel corso di un millennio, non vi è possibilità alcuna che l'idea greca di Prometeo abbia un fondamento storico corretto.

Caratteristiche: brossura
 
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