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Rubrica: Il Regno Sotterraneo

Alla Scoperta della Terra Cava
di Costantino Paglialunga

Macro

Pag. 200 - Dimensioni: 13,5 X 20,5

€ 15,00

 

El Dorado, Agartha, Shamballah. Quali storie e quante realtà si nascondono all'interno del nostro pianeta?

Il mito della Terra Cava e dei suoi abitanti rivive in questo splendido libro che, grazie ad un’accurata ricerca storica e scientifica, riesce a trasformare la leggenda in una stupefacente realtà.

La Terra non è quella sfera ricolma di magma che la scienza ufficiale descrive ma, a parte uno strato esterno spesso 1250 km, è vuota e dotata di un piccolo sole centrale dalla luce dorata in grado d’illuminare e riscaldare i continenti disposti lungo la superficie interna della crosta. Il magma occuperebbe solo la zona mediana dello strato esterno del pianeta e, sempre in quella zona, la polarità della gravità s’invertirebbe, permettendo agli abitanti sotterranei d¹aderire al loro suolo, rovesciato rispetto al nostro.

È possibile accedere al mondo interno attraverso periodiche aperture circolari che si formano ai Poli, oppure da altre zone del pianeta (anche italiane) o mediante particolari “porte dimensionali”.
I nomi dei continenti sotterranei rievocano ricordi di leggendarie località mai raggiunte, perché sempre cercate, erroneamente, in superficie: Agartha, disposto sotto l’emisfero nord della Terra, Eldorado, situato a sud e Shamballah, che s’allarga sotto l’Himalaya e oltre.
Il volume dà particolare risalto al pensiero di Eugenio Siragusa, che ha svolto un ruolo di rilievo in tal senso e che affermò che la Terra Cava ospiterebbe i discendenti dei superstiti di Atlantide e di Mù nonché molti extraterrestri.
Gli esseri sotterranei, soprattutto gli abitanti di Eldorado, molto più evoluti di noi in tutto, hanno segretamente manifestato da tempo, ai maggiori capi di governo mondiali, la loro estrema preoccupazione per la nefasta situazione in cui ci troviamo a causa di guerre, inquinamento, avidità, egoismo e uso scellerato dell’energia atomica, ma non sono stati ascoltati.
Il loro messaggio, a questo punto, è divenuto uno solo: «Cambiate, finché siete in tempo…».


Estratto:
dal capitolo 7 - I CONTINENTI INTERNI


EL DORADO


Nel cercare di rileggere la storia di questi miti riguardanti il mondo sotterraneo, inevitabilmente c’imbattiamo in quattro nomi ricorrenti: Agarthi, Shamballah, El Dorado e Shangrì-Là. Tutti ne parlano come di luoghi paradisiaci e pertanto il poter discendere nei meandri del nostro pianeta comporterebbe una conoscenza superiore che purifica e migliora inesorabilmente l’animo umano. Non bisogna dimenticare però gli Inferi, luoghi di espiazione e di sofferenza, che coinvolgono ugualmente l’evoluzione dell’uomo terrestre nel continuo alternarsi della morte con la vita. Per evitare una certa confusione, descrivo le caratteristiche di ognuno di essi con l’intento di evidenziare quei lati più accessibili.
L’Eldorado: il mito di questo affascinante continente si diffuse in Europa dopo che i Conquistadores acquisirono notizie sulla sua esistenza dagli indigeni del Sud America. Mi riferisco in particolare al popolo Chibcha, nome tuttora conosciuto a malapena, ma che è stato portatore di una cultura dominante nell’odierna Colombia, le cui città in maggioranza sono collocate proprio dove sorgevano un tempo i loro insediamenti. La storia poi non ha dato ampio risalto a tale civiltà, come del resto ci si dovrebbe aspettare se si analizza quanto è successo con le altre, come l’Azteca, la Maya e l’Inca. Eppure se si è riusciti a scoprire gran parte del continente sud americano lo si deve proprio alla ricerca dell’uomo dorato, l’El Dorado dei Chibcha. Il termine El Dorado in verità nacque dalla contrazione di “El Hombre Dorado”, espressione che descriveva il re, lo Zipa del popolo Chibcha che veniva unto con un olio e cosparso di polvere d’oro e si trasformava veramente in un uomo dorato.
L’origine della cerimonia, secondo recenti ricerche, è da attribuirsi ad un grande “meteorite” che dal cielo piombò nel Lago di Guatavita, situato a pochi chilometri da Bogotà (Colombia), e sparì dalla vista.
Un oggetto di luce, una specie di lampo dorato attraversò il cielo e sparì nelle viscere della Terra creando quello che attualmente viene definito Lago Guatavita, dove la leggenda pone la residenza di qualche potente divinità. Per emulare quella scena e per onorare gli Dei l’uomo dorato con il corpo risplendente per la polvere d’oro faceva il bagno rituale nell’acqua del lago sacro.
Fu proprio questa storia che richiamò in quelle zone avventurieri, esploratori, aristocratici e che indusse persino certi banchieri a finanziare le migrazioni alla ricerca dell’uomo d’oro e del luogo in cui si celava.
La storia ci ricorda che la ricerca dell’El Dorado fu un’epopea di umana follia, un esempio del potere dell’uomo di ingannarsi con un mito.
Lo studioso Victor Von Hagen, a proposito dei Chibcha, ha scritto: «Il trauma che subirono per effetto della conquista fu così forte e il massacro della popolazione così spietato da non lasciare sussistere nulla che fornisse gli elementi per un ripristino culturale come avvenne invece per gli Aztechi, per i Maya e per gli Incas. I Chibcha scomparvero, letteralmente, e con i Chibcha scomparve anche la loro storia.
La follia collettiva che fu la ricerca dell’Eldorado e di El Dorado (la Città d’oro e l’uomo d’oro) durò un secolo, dal 1516, quando Sir Thomas More pubblicò Utopia, fino al 1618, quando Sir Walter Raleigh ci rimise, come conseguenza indiretta, la testa».
Tuttora il nome di El Dorado è sinonimo di utopia, di leggenda, di narrazioni favolose di antiche credenze religiose, di rapporti tra gli Dei e gli uomini; uomini facenti parte dei popoli fervidi d’immaginazione.
Victor Von Hagen ha scritto ancora: «Ma la parola follia, la sola che possa definire la caccia durata cent’anni, con molta probabilità non sarebbe mai comparsa nel testo o nel titolo. L’uomo d’oro era un fatto acquisito, una leggenda che aveva assunto la realtà. Nessuno di quelli che si ostinarono a inseguire il mito, e furono migliaia, si giudicò mai né mai si sospettò neppure lontanamente pazzo. Anatole France si chiese una volta cos’era, in sostanza, la pazzia. Non è forse o non potrebbe essere una sorta di originalità dello spirito? Demenza indica la perdita delle facoltà mentali, mentre follia è nient’altro che un impiego stravagante delle facoltà mentali. Se non è determinata da una lesione anatomica, la follia rappresenta un fenomeno indefinibile.
Psicologicamente le idee del folle sono altrettanto legittime delle idee di chi non è folle».
È un potente concetto espresso da uno dei più seri ed autoritari ricercatori come lo fu Von Hagen ed è molto importante soprattutto perché dovrebbe far meditare coloro che negano ad oltranza una verità molto antica e per molti versi sublime. Nel nostro mondo la verità è quella che fa comodo, come ha fatto comodo a dieci generazioni di spagnoli, italiani, tedeschi, portoghesi, inglesi che disertarono, tradirono e assassinarono pur di trovare il favoloso regno del re coperto d’oro. La realtà è molto diversa: il favoloso, paradisiaco regno che nella cultura occidentale si identifica con la parola Eldorado è nato dalla necessità di trasferire l’Eden instaurato sulla superficie terrestre per opera di volumetriche intelligenze venute dagli spazi esterni. Per effetto della degenerazione, quella parte di paradiso instaurato sul nostro pianeta in un tempo remoto venne portato in una località nascosta al fine di tutelare la specie umana. L’evento definitivo si può far risalire a circa 200.000 anni fa e rappresenta il momento cruciale di un lavoro svolto molto, molto tempo addietro cioè a partire da parecchi milioni di anni or sono. È possibile capire questa storia rifacendoci anche al periodo pre-Atlantideo, il che significa tornare indietro di oltre un milione d’anni del nostro tempo. Durante tale periodo numerosi mezzi provenienti dallo spazio esterno si posarono su alcune alture del vasto continente atlantideo, luogo dove si stava sviluppando l’uomo di Atlantide. Questa nuova razza nacque dall’incrocio di due popoli: quello dalla pelle color oro e quello di color rame. Ne scaturì così il Re dei Re in un nuovo paradiso terrestre. Gli Atlantidei vennero istruiti nell’Arte Divina dagli occupanti degli uovi lucenti (dischi volanti) i quali possedevano altissime virtù psico-fisico-spirituali da denominarsi Figli del Sole. Costoro resero possenti gli Atlantidei ed edificarono il Regno di Dio sulla Terra. Venne data al popolo atlantideo una sapienza capace di raggiungere alte mete nello sviluppo spirituale e materiale. Furono loro, gli Esseri divini dal dolcissimo sguardo, maestri dell’arte universale, conoscitori di una scienza per noi ancora fantascientifica, dotti nell’arte del visibile e dell’invisibile. Essi vennero adorati come Dei Solari e per essi si edificarono templi di meravigliosa bellezza. Il costante equilibrio corporale-spirituale fu, in quel periodo, una educazione assidua e sorvegliata di questo popolo.
Ma avvenimenti catastrofici della superficie terrestre gettarono lo scompiglio e la disperazione in quel paradiso che gli uomini avevano costruito. Iniziò così una degenerazione molto preoccupante che spinse gli Dei a determinare un programma di salvaguardia per tutti coloro che non vollero regredire nell’evoluzione. E così si trasferì quella parte di paradiso nell’interno del pianeta, nella città d’oro. Tale processo si è perpetuato nel tempo, in diverse epoche e sempre per tutelare la specie terrestre o meglio un certo numero di persone idonee. Un fatto simile, ad esempio, si è verificato nel 1431 del nostro tempo. L’antica città di Angkor in Cambogia, dove sorge il famoso tempio di Angkor Wat, fu misteriosamente abbandonata da tutti i suoi abitanti (vedi inserto).
L’attuale scienza si è rivelata impotente a spiegare tale esodo di massa. Non tutti gli abitanti però vennero presi. Gli altri, i meno idonei, rimasero, iniziando una vita da nomadi, tanto è vero che si definirono i figli del vento. Oltre le scomparse clamorose dei popoli sono avvenute pure comparse di popoli dei quali ufficialmente non si conosce l’origine. Il caso degli Esseni è sicuramente il più clamoroso. Si ricorda che tale popolo è vissuto all’incirca 2000 anni fa in Giordania, nelle vicinanze della città di Gerico. Effettivamente così come sono comparsi, scomparvero altrettanto misteriosamente, all’improvviso, come dileguati nel nulla. Quella degli Esseni è stata una comunità religiosa rigida e severa che istruì Gesù. È il classico esempio di un popolo di mutanti provenienti dall’Eldorado. Essi vissero sulle montagne e di loro sono rimasti alcuni rotoli di pelle, scritti sia in ebraico antico che in aramaico, in cui si parla, tra l’altro, della vita di un Maestro di Giustizia che sarebbe stato martirizzato. Tali manoscritti vennero rinvenuti nel 1947 da un pastore presso le rovine di Khirbet Qumran o meglio in alcune grotte nelle vicinanze del Mar Morto.

L'autore: Laureato in Chimica presso l’Università di Camerino. Svolge attività di libero professionista dopo aver insegnato, per oltre 20 anni, chimica. Ha condotto une serie di ricerche, in particolare nel territorio russo, su argomenti quali i dischi volanti, il caso Tunguska e gli Yeti. Ha frequentato per svariati anni l’ambiente cosmonautico russo.
 
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