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Rubrica: Scienza

Il Principio Antropico
di John D. Barrow - Frank J. Tipler

Adelphi

Pag. 850 - Dimensioni: 14 X 22

€ 55,00

 

L'universo potrebbe essere come è per essere percepito dall'occhio dell'uomo.

Non sono certo mancate, in questi ultimi anni, sconcertanti e affascinanti ipotesi cosmologiche proposte dai più grandi scienziati in corrispondenza a un succedersi di rivoluzionarie scoperte. Ma, fra tutte, l'ipotesi più audace - tanto da provocare un altissimo numero di dispute nonché di sorprendenti adesioni - è senz'altro quella del "principio antropico", avanzata da Barrow e Tipler in questo libro apparso negli Stati Uniti nel 1986. Da allora tale teoria è stata il punto di riferimento irrinunciabile di chiunque affronti il problema della posizione dell'uomo nell'universo.
Tutto ruota intorno a un nucleo ineludibile: se non si presentassero straordinarie coincidenze nella forma delle leggi fisiche e nei valori delle costanti di natura, la biochimica, la vita e la vita intelligente non sarebbero possibili. Non solo un universo generico preso a caso non consentirebbe la vita, ma non vi sarebbero possibili neppure gli oggetti astronomici comuni e la materia ordinaria, in particolare il nucleo del carbonio. Muovendo da una simile constatazione è facile giungere alla conclusione che vi sia una necessità, e il principio antropico debole, che si arresta al riconoscimento dei fatti, evolve in quello forte: poiché il mondo è così, allora deve essere fatto così. Giunti a tale crocevia, è chiaro che le dispute diventano roventi e si dischiudono prospettive che non sarà azzardato definire, per una volta alla lettera, vertiginose.

"Questo libro ha avuto inizio molto tempo fa. Nel corso di molti anni si era andato accumulando un complesso di risultati, in gran parte non pubblicati, che mettevano in luce misteriose coincidenze tra i valori numerici delle costanti fondamentali della natura. La possibilità stessa della nostra esistenza sembra dipendere in modo fortunoso da queste relazioni. Insieme ad altri aspetti peculiari della costituzione dell'universo, esse sembrano necessarie per permettere l'evoluzione di una forma di vita basata sul carbonio. Tutto questo rappresenta una sfida al dogma del XX secolo, secondo cui la nostra posizione nell'universo non è eccezionale da nessun punto di vista. Possono esistere osservatori solo in luoghi dove le condizioni sono tali da permettere la loro evoluzione e la loro esistenza; e luoghi siffatti possono benissimo risultare eccezionali. La rappresentazione che noi diamo dell'universo e delle sue leggi è influenzata da un inevitabile effetto di selezione: la nostra esistenza.
"E questo insieme di idee, il suo sfondo storico e le sue diramazioni scientifiche più ampie che ci accingiamo a esplorare".

Dall'anticipazione:
I nostri anni saranno ricordati per l'audacia delle ipotesi cosmologiche proposte dai più grandi scienziati, in corrispondenza a un succedersi di sconvolgenti scoperte. Ma, fra tutte, l'ipotesi più audace - tanto da provocare un altissimo numero di dispute nonché di sorprendenti adesioni - è senz'altro quella del "principio antropico", proposta da Barrow e Tipler in questo libro apparso negli Stati Uniti nel 1986. Da allora tale teoria è stata il punto di riferimento irrinunciabile di chiunque affronti il problema della posizione dell'uomo nell'universo.
Tutto ruota intorno a un nucleo ineludibile: se non si presentassero un numero allarmante di straordinarie coincidenze nella forma delle leggi fisiche e nei valori delle costanti di natura, la biochimica, la vita e la vita intelligente non sarebbero possibili. Non solo un universo generico preso a caso non consentirebbe la vita, ma non vi sarebbero possibili neppure gli oggetti astronomici comuni e la materia ordinaria, in particolare il nucleo del carbonio. Muovendo da una simile constatazione è facile giungere alla conclusione che vi sia una necessità - e il principio antropico debole, che si arresta al riconoscimento dei fatti, evolve in quello forte: poiché il mondo è così, allora deve essere fatto così, oppure qualcuno l'ha fatto così. Giunti a tale crocevia, è chiaro che le dispute diventano roventi - e va ricordato che la versione forte del principio antropico è stata sostenuta anche da fisici sommi come Dirac e Eddington. E comunque qui si dischiudono prospettive che non sarà azzardato definire - per una volta alla lettera - vertiginose.


RECENSIONI

UNO SPETTRO S'AGGIRA PER LA FISICA CONTEMPORANEA
Uno spettro s’aggira per la fisica contemporanea. È lo spettro del principio antropico: «I valori osservati di qualunque grandezza fisica e cosmologica non sono tutti ugualmente probabili, ma sono soggetti alla restrizione che esistano luoghi dove possa evolversi una vita basata sul carbonio e che l’universo sia vecchio abbastanza perché ciò sia avvenuto». Così pressappoco nella sua formulazione più blanda. Versione debole la chiamano i fisici. La variante forte invece recita: «L’universo deve avere quelle proprietà che consentono lo sviluppo della vita al suo interno, a qualche stadio della sua storia». In altre parole l’universo sembra fatto apposta per produrre vita.
A coniare l’espressione il cosmologo Brandon Carter nel 1974. Astrofisici e fisici nucleari si stavano allora accorgendo che la struttura del mondo dipende dal valore di alcune costanti (la velocità della luce, la forza di gravità, la carica dell’elettrone, eccetera, che si ritrovano identiche nell’atomo come nelle più lontane stelle, e dai reciproci rapporti. Scoprirono che se anche una sola di queste componenti fosse sia pur di poco (diciamo l’uno per cento) diversa da ciò che effettivamente è, l’universo avrebbe una fisionomia radicalmente altra: «Minimi scostamenti delle costanti fondamentali dai loro effettivi valori conducono in genere a universi nati morti, incapaci di dar luogo a osservatori e di diventare oggetti di conoscenza».
Una scoperta formidabile e naturalmente dalle molte conseguenze. A cominciare dal subbuglio provocato fra i sapienti. In primis fra i religiosi che, dopo due secoli di sberleffi da parte di un sapere fiero della sua autonomia, hanno finalmente potuto rialzare la testa. L’argomento in effetti è esplosivo. Una serie così clamorosa di coincidenze non è più coincidenza. La «miracolosa» convergenza delle costanti fisiche fondamentali verso la genesi della vita sembra postulare, alle origini del mondo, un disegno.
Neppure fra i laici le reazioni si sono fatte attendere. È nata la teoria del Multiverso. In soldoni: l’universo in cui ci troviamo potrebbe risultare uno fra tanti di una serie davvero infinita. A questo punto a ogni Big Bang seguirebbe, dopo un tempo più o meno lungo, quello che gli astronomi chiamano Big Crunch: il collasso dell’intera materia-energia. E così via.
Nulla effettivamente vieta di ritenere che, negli istanti caotici dell’origine, le costanti fisiche fondamentali assumano ogni volta grandezze diverse. Valori diversi potrebbero condurre a forme vegetative differenti, a noi totalmente sconosciute. O addirittura a universi paralleli, così difformi dal nostro da risultare assolutamente inaccessibili. Tutto vero, si ribatte dal fronte dei finalisti (alias religiosi). Ma per nulla scientifico. Manca infatti all’ipotesi del Multiverso la caratteristica chiave di ogni teoria che voglia essere sperimentata: la falsificabilità. Dal momento che gli altri universi sono per principio esclusi dalla portata della conoscenza , è impossibile che qualsiasi osservazione o esperimento possa mai confermare o smentire l’ipotesi d’avvio. Ergo siamo davanti più che a costruzioni teoretiche a metafisiche, elaborate per sfuggire alle conseguenze di ciò che viene suggerito da sensi e strumenti. Il dibattito resta acceso. E intrigante. Il tomo di Barrow e Tipler è sull’argomento un classico. Uscito in inglese nel 1986, è subito diventato (e rimane) un punto di riferimento. Dopo un rapido excursus nelle cosmologie antiche, gli autori passano in rassegna gli sviluppi più recenti di tutte le scienze, facendo il punto in modo sistematico sulla questione. Non si spaventi il lettore profano delle equazioni sparse a piene mani lungo le pagine: i fisici usano i ferri del mestiere, ma il succo del discorso è accessibile a ogni palato.

«Il Foglio», 19 luglio 2002


Indice - Sommario

Prefazione all'edizione italiana

Premessa di John A. Wheeler

Prefazione

Ringraziamenti

1. Introduzione

2. L'argomento del progetto

3. Teleologia moderna e principi antropici

4. La riscoperta del principio antropico

5. Il pricipio antropico debole in fisica e astrofisica

6. I principi antropici in cosmologia classica

7. Meccanica quantistica e principio antropico

8. Principio antropico e biochimica

9. L'argomento del viaggio spaziale contro l'esistenza di vita intelligente extraterrestre

10. Il futuro dell'universo

Note

Indice analitico




 
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